Dobbiamo cambiare noi se vogliamo realizzare un Paese migliore. Sostieni il cambiamento!

Archivio per marzo, 2011

Presenti!!! Partecipa alla raccolta delle firme!

 

I partiti non rappresentano più i cittadini.

Gli eletti non rappresentano più il popolo italiano, ma sono al servizio di chi li ha nominati.

Le risorse pubbliche sono diventate private attraverso cessioni o con la concessione dello sfruttamento delle autostrade, dell’acqua, dello smaltimento rifiuti.

La produzione è in caduta libera insieme all’occupazione.

Il debito pubblico è fuori controllo.

La nostra immagine internazionale è distrutta.

L’informazione è scomparsa, una volta era semilibera, oggi si è dissolta. Per informarsi è rimasta la Rete, contro cui ogni mese c’è una nuova legge, e la televisione svizzera nel Nord Italia.

Il territorio è cementificato anno dopo anno e le splendide 100 città d’Italia trasformate in camere a gas, parcheggi e centri commerciali.

Il notro futuro sono centrali nucleari, inceneritori, bretelle, autostrade, rigassificatori e parcheggi.

Non dobbiamo dare la colpa a nessuno se non a noi stessi. Ora possiamo cambiare. Una nuova società in cui ognuno conta uno e i nostri figli contano più di ogni altra cosa è possibile!

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LEGGE ELETTORALE “PORCELLUM”: udienza del 16 Marzo

16 Marzo 2011

da  Il Fatto Quotidiano

Una cinquantina di persone ha stazionato oggi nel corridoio dell’aula della Prima Sezione del Tribunale di Milano, dove si teneva l’udienza conclusiva di una causa molto importante: quella intentata da un gruppo di cittadini contro la Presidenza del Consiglio e il Ministero dell’Interno per rivendicare il proprio diritto a esercitarne compiutamente un altro: quello di voto. Un diritto che trova origine nella Costituzione e che i ricorrenti lamentano essere gravemente leso a causa della legge n.270 del 21.12.2005, meglio nota come legge “porcellum”.

L’udienza avrebbe dovuto essere aperta a pubblico, ma le persone erano troppe per entrare nella piccola aula, così, seppure a malincuore, i ricorrenti hanno preferito che si svolgesse a porte chiuse piuttosto che venisse rimandata a data da destinarsi in un’aula più capiente.

Ci si aspettava una sentenza rapida: di rigetto del ricorso o di sospensione del giudizio con remissione alla Corte Costituzionale. Il giudice unico della Prima sezione, dottoressa Baccolini, si è presa invece del tempo, trattenendo la causa in decisione. Si prevede un’attesa di almeno una decina di giorni.

La materia, ancorché discussa in punta di diritto, è incandescente: non per niente viene rimpallata da due anni di giudice in giudice, senza che si arrivi a stabilire se questa legge elettorale che stabilisce un premio di maggioranza abnorme e prevede candidati imposti direttamente dai partiti, sia legittima. O se, come sostengono i ricorrenti, viola gravemente il diritto dei cittadini italiani a scegliere liberamente i propri rappresentati in Parlamento.

L’avvocato Aldo Bozzi (nipote dell’omonimo parlamentare che partecipò alla Costituente), il primo a ricorrere contro la legge fin dal 2008, alla vigilia delle elezioni dalle quali uscì il secondo (brevissimo) governo Prodi, contesta non solo la legittimità giuridica della legge ma anche i suoi effetti politici, totalmente contrastanti con le motivazioni addotte da chi la firmò e la votò, e cioè favorire la formazione di governi più stabili. “Da quando è in vigore il porcellum”, i governi non sono stati mai così tormentati e instabili” dice. “Ed è ovvio il motivo: i parlamentari non sono degli eletti ma dei nominati, e rispondono non al popolo ma a chi li ha messi in lista”. Con quel che ne consegue: ricatti, promesse, compravendite di deputati da parte dei partiti in grado di garantire la rielezione. Basta vedere i guai che sta passando in questo momento Berlusconi con il rimpasto di Governo, dove deve trovare spazio ai nominati (eletti) della parte avversa senza scontentare i propri.

Il ricorso sul quale deve pronunciarsi il giudice riguarda gli articoli della Costituzione che disciplinano l’esercizio del diritto di voto. Un diritto che “non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge”, (art. 48) e che deve essere “diretto e uguale” (art. 56): non vi devono cioè essere intermediazioni tra il corpo elettorale (il singolo elettore) e i suoi rappresentanti (gli eletti). E deve essere esercitato in uguali condizioni da tutti i partecipanti, sia attivi (gli elettori), sia passivi (i candidati). “La nuova disciplina sottrae invece del tutto all’elettore la potestà di esprimere il proprio voto di preferenza per i candidati compresi nella lista votata” – dice Bozzi – e lede il principio di uguaglianza istituendo due coefficienti, uno per la maggioranza uno per la minoranza, con un effetto paradossale: per ottenere un seggio, alla minoranza servono più voti che alla maggioranza. Una disuguaglianza che aumenta enormemente con il premio di maggioranza senza quorum (per ottenerlo basta un voto in più) che attribuisce ai vincitori il 55 per cento dei seggi del Parlamento”.

Una maggioranza così formata è in grado aggiudicarsi un potere quasi assoluto, perché con i suoi voti controlla l’elezione del presidente del Consiglio, del presidente della Repubblica, la nomina dei giudici della Corte Costituzionale e dei componenti del Consiglio Superiore della Magistratura. “Questa legge elettorale garantisce l’autoriproduzione infinita e l’intangibilità assoluta della Casta”, conclude Bozzi.

Il ricorso, firmato da altri avvocati e giuristi, è molto complesso, ma la risposta che dovrà dare il giudice è relativamente semplice. Potrà respingerlo o sospendere il giudizio rimettendo il quesito alla Corte Costituzionale.

Nel primo caso non tutto è perduto, perché un analogo ricorso pende presso la Corte Europea di Giustizia.

Nel secondo caso si darebbe finalmente modo alla Corte Costituzionale di pronunciarsi sul famigerato “porcellum”.

Lombardia: la legge regionale sull’acqua deve essere sospesa

Comitato Referendario Provinciale 2 SI per l°acqua bene comune

Milano, 08 marzo 2011 

“La verità è che la legge regionale sull’acqua, votata a dicembre dalla Regione Lombardia e impugnata dal Governo, obbliga a privatizzare l’acqua: occorre ora sospendere l’applicazione della legge e aspettare l’esito del Referendum per l’acqua pubblica”.

Questa la nostra risposta alla dichiarazione rilasciata in data odierna (a margine del convegno “Acqua, bene pubblico e servizi di qualità” tenutosi oggi a Roma) dal Presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, e riportata da alcune agenzie di stampa.

La verità è che la Regione, con l’approvazione della legge n. 21/2010 votata lo scorso 22 dicembre, ha voluto fare da apripista ai modelli di privatizzazione dell’acqua proposti dal Governo nazionale con il cosiddetto decreto Ronchi, offrendo alle imprese multinazionali europee la possibilità di accaparrarsi le efficienti gestioni oggi in mano alle aziende pubbliche lombarde finora controllate dai comuni.

Il rilievo di costituzionalità opposto dal Governo nazionale rispetto al mantenimento in essere delle società patrimoniali, era già stato oggetto di contestazione da parte della Corte Costituzionale sulla precedente legge regionale del 2006, accogliendo i rilievi mossi dal Governo Prodi. Alla luce degli obblighi imposti dal decreto Ronchi (obbligo della messa a gara o cessione di almeno il 40% delle società di gestione) non si capisce quale possa essere il ruolo che le società patrimoniali possono svolgere se non quello di mettere a disposizione dei privati i soldi per garantire gli investimenti.

Solo la vittoria del Referendum (che chiede l’abrogazione del decreto Ronchi, ovvero dell’obbligo del ricorso alla gara) potrà riaffidare ai Comuni la facoltà di scegliere le modalità di affidamento previste dalla giurisprudenza europea, tra cui la gestione totalmente pubblica, salvaguardando in tal modo la gestione diretta dei servizi idrici.

Chiediamo pertanto alla Regione Lombardia di sospendere l’efficacia della legge regionale n. 21/2010, e contemporaneamente diffidiamo i presidenti di tutte le Province della Lombardia onde non dare applicazione alla pessima norma regionale, in quanto sarebbe un affronto alla democrazia accelerare le gare di privatizzazione prima dello svolgimento del Referendum, esponendo oltretutto i Comuni a possibili impugnazioni se, come auspichiamo, i cittadini italiani sosteranno con i loro Sì i due quesiti referendari.

Rosario Lembo – presidente del Contratto Mondiale sull’acqua

Roberto Fumagalli – referente regionale del Comitato Referendario “2 Sì per l’acqua bene comune”

L’acqua non si vende

 

26 Marzo 2011

Ore 14.00 – Piazza della Repubblica

Manifestazione nazionale a Roma

VOTA SI’ AI REFERENDUM PER L’ACQUA BENE COMUNE!

 

Comitato Referendario “2 SI’ per l’Acqua Bene Comune”

Oltre un milione e quattrocentomila donne e uomini hanno sottoscritto i referendum per togliere la gestione del servizio idrico dal mercato e i profitti dall’acqua.

Lo hanno fatto attraverso una straordinaria esperienza di partecipazione dal basso, senza sponsorizzazioni politiche e grandi finanziatori, nel quasi totale silenzio dei principali mass-media.

Grazie a queste donne e questi uomini, nella prossima primavera l’intero popolo italiano sarà chiamato a pronunciarsi su una grande battaglia di civiltà: decidere se l’acqua debba essere un bene comune, un diritto umano universale e quindi gestita in forma pubblica e partecipativa o una merce da mettere a disposizione del mercato e dei grandi capitali finanziari, anche stranieri.

Noi che ci siamo impegnati nelle mobilitazioni del popolo dell’acqua, nelle battaglie per la riappropriazione sociale dei beni comuni e per la difesa dei diritti pensiamo che i referendum siano un’espressione sostanziale della democrazia attraverso la quale i cittadini esercitano la sovranità popolare su scelte essenziali della politica che riguardano l’esistenza collettiva.

Per consentire la massima partecipazione, chiediamo che il voto referendario sia accorpato alle prossime elezioni amministrative e che prima della celebrazione dei referendum si imponga la moratoria ai processi di privatizzazione.

Crediamo anche che il ricorso all’energia nucleare sia una una scelta sbagliata perché è una fonte rischiosa, costosa, non sicura e nei fatti alternativa al risparmio energetico e all’utilizzo delle fonti rinnovabili.

Siamo convinti che una vittoria dei SI ai referendum della prossima primavera possa costituire una prima e fondamentale tappa, non solo per riconsegnare il bene comune acqua alla gestione partecipativa delle comunità locali, bensì per invertire la rotta e sconfiggere le politiche liberiste e le privatizzazioni dei beni comuni che negli ultimi trent’anni hanno prodotto solo l’impoverimento di larga parte delle popolazioni e dei territori e arricchito pochi gruppi finanziari con una drastica riduzione dei diritti conquistati, determinando la drammatica crisi economica, sociale, ecologica e di democrazia nella quale siamo tuttora immersi.

Cambiare si può e possiamo farlo tutte e tutti assieme.

Una manifestazione aperta, allegra e plurale.

Per lanciare la vittoria dei SI ai referendum per l’acqua bene comune.

E per dire che un’altra Italia è possibile. Qui ed ora.

Perché solo la partecipazione è libertà.

Perché si scrive acqua e si legge democrazia.

QUEST’ITALIA ….. SENZA VERGOGNA

un estratto dall’articolo di Marco Travaglio

 

Dopo le dimissioni del ministro della Difesa tedesco, Karl-Theodor zu Guttemberg, astro nascente del primo partito cristiano-sociale della cancelliera Angela Merkel, perché quattro anni fa aveva un pò copiato la sua tesi di dottorato all’Università, i casi sono due: o ci trasferiamo tutti in Germania oppure facciamo qualcosa per cambiare le cose di casa nostra.

E, per cambiarle, non possiamo non domandarci come sia possibile che, appena varchiamo la frontiera, vediamo cose che da noi sarebbero semplicemente inimmaginabili. Tipo i continui casi di politici, parlamentari, ministri, capi di governo e di Stato che si dimettono per motivi che a noi appaiono futili, risibili, assurdi.

Fino a una ventina di anni fà, però, anche in Italia i politici si dimettevano abbastanza spesso: dal potente Attilio Piccioni, democristiano, travolto dallo scandalo Montesi (in cui oltretutto non c’entrava nulla), al ministro Carlo Donat Cattin, che se ne andò quando venne fuori che suo figlio Marco (all’insaputa, peraltro, del padre) era una colonna dell’organizzazione terroristica Prima Linea e si era macchiato di gravissimi fatti di sangue. Poi ci fu il biennio di Tangentopoli, che vide rotolare parecchie teste di Ministri del governo Amato, quasi tutti poi condannati.

E’ dal 1994 che le dimissioni in seguito a indagini giudiziarie sono diventate merce rara cioè da quando Silvio Berlusconi è “sceso in campo” e ha smisuratamente abbassato l’asticella dell’etica pubblica e molti, anche fra i suoi avversari, invece di contrastarlo ne hanno approfittato per dare luogo a comportamenti e conflitti d’interessi un pò meno indecenti dei suoi, ma comunque vergognosi, con la scusa che, tanto, lui era peggio di loro. Così l’asticella ha continuato ad abbassarsi, a tal punto che oggi è sottoterra e nessuno la trova più.

Ecco perchè troviamo così incomprensibile il gesto del ministro tedesco il quale, alla fine, ha dichiarato: “…le istituzioni sono più importanti di chi le rappresenta e quando chi le rappresenta perde credibilità agli occhi dell’opinione pubblica e serenità di fronte a se stesso, non può più garantire di soddisfare le attese che i cittadini ripongono in lui”. E dunque, tra le istituzioni e lui, devono prevalere le istituzioni e lui deve farsi da parte.

Le istituzioni restano, gli uomini e le donne passano. In fondo, a pensarci bene, è tutto molto semplice: è il concetto di “figuraccia” che abbiamo smarrito, insieme a quelli di “reputazione”, “onore”, “vergogna”. Chi ha un padre o un nonno, chieda a lui che cosa significano queste parole così fuori moda: capirà il mondo e aiuterà l’Italia.

dal settimanale ANNA n.11 /2011

LEGGE ELETTORALE “PORCELLUM”: ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo

Invitiamo tutti i cittadini a essere presenti all’udienza pubblica del Tribunale di Milano il 16 marzo alle ore 15 per testimoniare la loro volontà di tornare ad essere parte attiva e decisiva della vita e delle sorti del Paese.

Il 16 marzo, alle ore 15, innanzi al Tribunale di Milano in pubblica udienza sarà discussa la causa promossa da alcuni cittadini elettori italiani per rivendicare il loro diritto ad esprimere il proprio voto in modo eguale, libero e diretto, così come garantito dalla Carta Costituzionale, dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e dalla Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo.

La legge n.270 del 21.12.2005, tristemente nota come “legge porcellum”, viola gravemente il diritto dei cittadini italiani a scegliere liberamente i propri rappresentanti in Parlamento.

Gli articoli 48, 56 e 58 della Costituzione, che disciplinano l’esercizio del diritto di voto, si inseriscono nel principio generale posto dall’ articolo 1, secondo comma, della Costituzione, secondo il quale ”la sovranità appartiene al popolo”, che trova in essi la propria immediata e compiuta applicazione, quanto alle forme e i limiti per l’esercizio del diritto di voto.

In particolare, l’articolo 48 della Costituzione al fine di garantire il libero esercizio del diritto di voto dispone al secondo comma: Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico ed al quarto comma: Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge”.

Il primo comma dell’articolo 56 della Costituzione dispone “La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto e il primo comma dell’articolo 58 della Costituzione dispone: “I senatori sono eletti a suffragio universale e diretto dagli elettori che hanno superato il venticinquesimo anno di età”.

Suffragio diretto significa che non vi debbono essere intermediazioni tra il corpo elettorale (il singolo elettore) e i suoi rappresentanti (gli eletti): gli elettori debbono poter scegliere direttamente i propri rappresentanti.

Il fatto poi che lo stesso articolo 56 della Costituzione, quarto comma, stabilisca che la ripartizione dei seggi della Camera si effettua in base alla popolazione di ogni singola circoscrizione elettorale (“….. dividendo il numero degli abitanti della Repubblica ….. per seicentodiciotto e distribuendo i seggi …sulla base dei quozienti interi …..) conferma il principio, costituzionalmente garantito, di rappresentanza diretta degli eletti nei confronti del corpo elettorale; e, ugualmente, il fatto che l’articolo 48, secondo comma, della Costituzione stabilisca che il voto è “personale”, vuol dire che l’esercizio del diritto di voto non può essere delegato, né ceduto ad altri.

La nuova disciplina sottrae del tutto all’elettore la potestà di esprimere il proprio voto di preferenza per i candidati compresi nella lista votata e si pone in contrasto con l’articolo 48 della Costituzione, relativamente alla cui valenza la Corte Costituzionale, con la sentenza 2/10 luglio 1968 n. 96 ha testualmente statuito che “in materia di elettorato attivo l’art. 48, secondo comma, della Costituzione ha carattere universale e i principi, con esso enunciati, vanno osservati in ogni caso in cui il relativo diritto debba essere esercitato”.

Essa risulta in contrasto pure col secondo comma dell’art. 48 della Costituzione (il voto è …… eguale), laddove, per come chiarito dalla stessa Corte Costituzionale nella sentenza n.15/2008, “l’assenza di una soglia minima per l’assegnazione del premio di maggioranza è carenza riscontrabile già nella normativa vigente che, giova ricordarlo, non impone coalizioni, ma le rende possibili”, e la possibilità che una coalizione di piccoli partiti possa superare con minimo scarto liste singole corrispondenti a partiti più consistenti non coalizzati e accedere in tal modo, con una bassa percentuale di voti, al premio di maggioranza, che funge da “moltiplicatore” ai fini dell’assegnazione dei seggi e del numero dei rappresentanti in Parlamento dei voti ottenuti da ciascuna delle liste coalizzate, di fatto attribuendo minor peso e rilevanza al voto espresso per le coalizioni perdenti (disuguaglianza del voto).

L’istituto del collegamento tra liste, attraverso il meccanismo del collegamento, consente ai partiti maggiori di incidere profondamente sul risultato elettorale e sulla effettiva rappresentanza del corpo elettorale e di distorcerne la volontà fino ad escludere dal parlamento, attraverso il rifiuto dell collegamento, una lista o più liste politiche che non hanno raggiunto la soglia di sbarramento del 4% su base nazionale, e a riconoscere, invece, una vasta rappresentanza a liste collegate, che rappresentano però percentuali irrisorie e di assoluta minoranza dell’elettorato.

Il sistema elettorale introdotto dalla l.n.270/2005 ha sottratto del tutto all’elettore la potestà di esprimere il proprio voto di preferenza, impedendogli così completamente di scegliere tra i candidati che si presentano per essere eletti quello cui dare il proprio consenso: il rapporto fiduciario tra elettore ed eletto insito nel voto di preferenza risulta dunque definitivamente soppresso. Si badi bene: non vengono qui in discussione le modalità di espressione della preferenza, cioè se uninominale o proporzionale, nelle quali comunque viene consentita una scelta diretta tra i diversi candidati; ciò che si denuncia è che l’attuale sistema elettorale italiano, per come dimostrano anche gli esempi sopra illustrati impedisce qualsiasi collegamento diretto tra elettore ed eletto, al punto che l’elettore non ha alcun potere nel determinare l’elezione dei singoli candidati inseriti in lista, rimessa esclusivamente ai capi del partito o dei partiti legati in coalizione.

La lista bloccata costringe l’elettore ad accettare ciecamente la scelta già fatta dagli organi di partito mediante l’ordine di inserimento dei candidati nella lista presentata e quella che faranno, all’esito della consultazione elettorale, sulla base di interessi, convenienze e connivenze del tutto personali e particolari, tra i candidati eletti in diverse circoscrizioni: a lui è rimessa solo la scelta tra il “prendere” ( e così andare a votare per “non si sa chi”) o “lasciare” (e rinunciare così ad un diritto-dovere fondamentale di ogni ordinamento democratico).

Questa situazione è particolarmente grave, stante anche l’ormai diffusa connivenza tra mafia e politica, tra criminalità organizzata e politica, contro la quale gli elettori non hanno più alcuno strumento a disposizione per poterla contrastare mediante un effettivo e concreto voto di preferenza, che consentirebbe di rifiutare i soggetti compromessi

Infine, le legge elettorale vigente, limitando fortemente il diritto di voto dei cittadini, appare incostituzionale per violazione dell’art.117 Cost., che impone il rispetto delle norme e dei principi del diritto internazionale e dei trattati sottoscritti, poiché risulta contraria all’art. 3 del Protocollo n.1 allegato alla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e a quanto stabilito nel Codice di buona condotta in materia elettorale della Commissione di Venezia (§ 2, b), secondo cui gli elementi fondamentali del diritto elettorale interno non devono essere modificati nell’imminenza della consultazione elettorale e dovrebbero essere oggetto di una legge di rango costituzionale o di rango superiore alla legge ordinaria e il voto di ciascun cittadino deve essere “uguale”, “diretto”, “libero” ed “effettivo”.

Per tali motivi alcuni cittadini italiani hanno inteso fare ricorso ai Tribunali ordinari italiani perché, previa declaratoria di incostituzionalità della legge n. 270/2005, sia riconosciuto il diritto garantito dalla Costituzione italiana ad un voto diretto, uguale, libero ed effettivo per scegliere i propri rappresentanti in Parlamento, e alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo perché sia dichiarata la violazione di quel loro diritto, così come riconosciuto dall’art.3 del Protocollo n.1 allegato alla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.

L’esito delle azioni intraprese è però di grande e fondamentale importanza per tutti i cittadini italiani, che invitiamo tutti a essere presenti all’udienza pubblica del Tribunale di Milano il 16 marzo per testimoniare la loro volontà di tornare ad essere parte attiva e decisiva della vita e delle sorti del Paese.

L’eventuale rimessione alla Corte Costituzionale della questione di legittimità costituzionale della legge elettorale per i motivi denunciati costringerebbe il Parlamento a modificarla, impedendo così di andare al voto con le stesse norme.

di Avv Natalina Raffaelli – natalinaraffaelli@tin.it – 3 marzo 2011

http://www.liberacittadinanza.it/articoli/legge-elettorale-ricorso-alla-corte-europea-dei

LEGGI L’ATTO DI CITAZIONE

(GENTILMENTE FORNITO DAI GRILLI DEL PARCO AGRICOLO SUD MILANO)

Conquisteremo il sindaco di Bologna!

Venerdì 4 Marzo 2011

 “A Milano e a Torino ci saranno grandi sorprese. In Emilia abbiamo percentuali a due cifre. Anche volando basso, c’è il rischio di avere un uomo del nostro movimento come sindaco di Bologna”.

Beppe Grillo sceglie  Affaritaliani.it  per rompere un lungo silenzio e annunciare la svolta del Movimento a cinque stelle: “Anche se siamo esclusi dai sondaggi, dall’informazione e trovano tutti i motivi per scoraggiarci abbiamo 180 mila iscritti. Il movimento, oltre al suo programma, sta trovando la sua anima”.  E su Berlusconi dice: “E’ un puttaniere che viene accusato di eccesso di puttane”. La sinistra? “Sono anime morte, come Berlusconi e il Parlamento non esiste più”.

Di che cosa bisogna parlare?

“Di programmi, di giovani, di anime vive, non di anime morte di Gogol. Questi parlano di guugle (pronunciandolo male ndr) e noi di Google. Se voi media non entrate nello spirito delle parole semantico del nostro movimento non capite la sua spontaneità. Un movimento di cittadini che semplifica la politica. Gli attuali governanti hanno contrabbandato che la politica è la gestione della complessità ma non è così: la politica è la semplicità”.

Perché la vede così semplice?

“Un cittadino si riappropria delle istituzioni, perché è lui l’istituzione, con un programma col quale entra nel proprio Comune lo gestisce controllato dagli altri entra poi in Regione o in Parlamento. E’ di una semplicità sconvolgente: se continuiamo a parlare dell’al di là mettiamo in contrapposizione una cosa viva con una morta col risultato che diventiamo tutti morti”.

Il Parlamento secondo lei non serve più a nulla?

 “Non secondo me: Parlamento è una parola vuota perché non esistono rappresentanti dei cittadini votati dai cittadini. Io non riconosco queste persone che si presentano come il presidente del Consiglio, o il ministro degli Interni: mi dica lei qual è votato dagli italiani. Una minoranza, tre quattro milioni, ma gli italiani sono un’altra cosa”.

Quanti voti pensate di raccogliere alle prossime Amministrative?

“In Emilia sarà una sorpresa: abbiamo percentuali a due cifre. Anche volando basso c’è il rischio di avere un cittadino come sindaco”.

In che città?

“A Bologna per esempio. Ma ci saranno grosse sorprese a Milano e a Torino. Il movimento è in una fase di espansione esponenziale”.

Da che cosa lo evince?

“Penso alle richieste di liste che sono più di trecento. Ma il movimento oltre al suo programma  sta trovando la sua anima”.

Da che cosa è costituita la vostra anima?

“Noi non prendiamo soldi pubblici e intendiamo la politica come volontariato e servizio civile. Abbiamo dimostrato di non prendere rimborsi elettorali e i nostri consiglieri regionali si sono autoridotti lo stipendio dell’80%. E’ un modo di fare politica capovolto. Noi proviamo a cambiare il Paese dalle fondamenta”.

Che cosa siete diventati?

“Parlano di seguaci dell’ex comico, però qui parliamo di 120 avvocati iscritti al movimento che difenderanno gratuitamente le cause di intimidazione da querela. Abbiamo circa 180 mila iscritti al movimento, non c’è un altro partito così. E’ un movimento in continua evoluzione ed è meraviglioso vedere sul portale queste persone senza leader che discutono, propongono petizioni, coinvolgono le persone nei quartieri sull’esistenza del movimento, sui rifiuti, sulla conservazione del verde, sulla mobilità. Il tutto attraverso l’autofinanziamento, fatto magari attraverso la vendita di magliette. Sono idee con le gambe di cittadini informati. E’ un altro modo di vedere la politica: non è l’antipolitica. sarebbe bene che anche voi media ve ne accorgeste. Il fatto di traghettare dall’al di là le percentuali, i partiti etichettandoli con i termini sinistra, destra, futuro, libertà, ecologia fa emergere il vuoto che c’è dietro queste parole. Parole pubbliche che in privato per loro non hanno più significato. Questi hanno fatto il copia incolla del nostro programma e lo vanno a dire in televisione ma, in privato, se lei va nelle commissioni degli enti locali non cambia nulla.. Oltre al calcestruzzo e a una betoniera questa è gente che non ha un’idea”.

di Daniele Riosa

http://affaritaliani.libero.it