Dobbiamo cambiare noi se vogliamo realizzare un Paese migliore. Sostieni il cambiamento!

un estratto dall’articolo di Marco Travaglio

 

Dopo le dimissioni del ministro della Difesa tedesco, Karl-Theodor zu Guttemberg, astro nascente del primo partito cristiano-sociale della cancelliera Angela Merkel, perché quattro anni fa aveva un pò copiato la sua tesi di dottorato all’Università, i casi sono due: o ci trasferiamo tutti in Germania oppure facciamo qualcosa per cambiare le cose di casa nostra.

E, per cambiarle, non possiamo non domandarci come sia possibile che, appena varchiamo la frontiera, vediamo cose che da noi sarebbero semplicemente inimmaginabili. Tipo i continui casi di politici, parlamentari, ministri, capi di governo e di Stato che si dimettono per motivi che a noi appaiono futili, risibili, assurdi.

Fino a una ventina di anni fà, però, anche in Italia i politici si dimettevano abbastanza spesso: dal potente Attilio Piccioni, democristiano, travolto dallo scandalo Montesi (in cui oltretutto non c’entrava nulla), al ministro Carlo Donat Cattin, che se ne andò quando venne fuori che suo figlio Marco (all’insaputa, peraltro, del padre) era una colonna dell’organizzazione terroristica Prima Linea e si era macchiato di gravissimi fatti di sangue. Poi ci fu il biennio di Tangentopoli, che vide rotolare parecchie teste di Ministri del governo Amato, quasi tutti poi condannati.

E’ dal 1994 che le dimissioni in seguito a indagini giudiziarie sono diventate merce rara cioè da quando Silvio Berlusconi è “sceso in campo” e ha smisuratamente abbassato l’asticella dell’etica pubblica e molti, anche fra i suoi avversari, invece di contrastarlo ne hanno approfittato per dare luogo a comportamenti e conflitti d’interessi un pò meno indecenti dei suoi, ma comunque vergognosi, con la scusa che, tanto, lui era peggio di loro. Così l’asticella ha continuato ad abbassarsi, a tal punto che oggi è sottoterra e nessuno la trova più.

Ecco perchè troviamo così incomprensibile il gesto del ministro tedesco il quale, alla fine, ha dichiarato: “…le istituzioni sono più importanti di chi le rappresenta e quando chi le rappresenta perde credibilità agli occhi dell’opinione pubblica e serenità di fronte a se stesso, non può più garantire di soddisfare le attese che i cittadini ripongono in lui”. E dunque, tra le istituzioni e lui, devono prevalere le istituzioni e lui deve farsi da parte.

Le istituzioni restano, gli uomini e le donne passano. In fondo, a pensarci bene, è tutto molto semplice: è il concetto di “figuraccia” che abbiamo smarrito, insieme a quelli di “reputazione”, “onore”, “vergogna”. Chi ha un padre o un nonno, chieda a lui che cosa significano queste parole così fuori moda: capirà il mondo e aiuterà l’Italia.

dal settimanale ANNA n.11 /2011

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